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Il diavolo dello Sciliar

Il giorno di San Michele (29 settembre) la malga appartiene al diavolo, che lassù non tollera la presenza di nessuno”, si diceva una volta a Fiè, tanto che giù in paese c'era l'antica usanza, il giorno di San Michele appunto, di mettere delle croci di paglia sulle porte delle stalle per proteggere bestie e persone.

Ma il contadino del maso Violer di Umes, che proprio sullo Sciliar aveva un pezzo di prato da foraggio, un anno che la mietitura era andata particolarmente bene decise di rimanere con il suo servo sullo Sciliar anche il giorno di San Michele. Il prato infatti era ricco di tantissima erba profumata, da falciare e conservare per l'inverno.

Quando una sera i due si sdraiarono come sempre sul fieno per dormire, all'improvviso sentirono che qualcuno camminava sul tetto della loro capanna facendo scricchiolare le scandole. A quel punto i due cominciarono ad avere paura, anche perché su quella malga erano completamente soli, e il loro terrore aumentò quando improvvisamente la porta della capanna si spalancò per far entrare un cacciatore con i piedi di caprone. Con un'espressione feroce guardò in alto verso il fienile, dove i due malcapitati giacevano paralizzati dal terrore.

Poi però il demonio se ne andò, sbattendo con violenza la porta. Lo spavento ad ogni modo servì da lezione al contadino che negli anni successivi, nel giorno di San Michele, abbandonò la fienagione guardandosi bene dal rimanere un'ora di più sullo Sciliar, diventato ormai – almeno per quel giorno – il regno di Satana.