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Re Laurino e il suo giardino delle rose

Tra i vasti rilievi boschivi che si stendono tra Tires e la Val d’Ega, si erge un imponente massiccio roccioso: il Catinaccio, che gli abitanti di lingua tedesca chiamano “Rosengarten”, ovvero “Giardino delle rose”. Ecco la storia della sua creazione.

Qui una volta le rocce erano meno ripide e completamente coperte di rose. Su questi pendii coltivati a roseto, Re Laurino regnava sul suo popolo di minatori nani, che vivevano nei cunicoli e nelle grotte scavate nelle viscere della montagna. Solamente un sottilissimo filo di seta, che avvolgeva le rose, definiva i confini di questo regno misterioso. Nel reame di Re Laurino regnava la pace e il popolo non conosceva la violenza.

Un giorno Laurino venne a sapere che il sovrano del vicino regno aveva una bellissima figlia di nome Similda. Decise allora di chiederla in sposa e inviò tre ambasciatori, che a nome suo avrebbero dovuto chiedere al re vicino la mano della principessa. Quando i tre arrivarono al castello, però, furono accolti in malo modo da un uomo maligno di nome Vitige, il quale ritenne un’offesa il fatto che un popolo di nani credesse di essere alla pari del suo popolo. Il maligno fu però zittito da un vecchio e prode guerriero di nome Ildebrando, giunto proprio in quel momento. Alla fine la principessa rifiutò la proposta, cosicché i tre ambasciatori si accinsero a tornare a casa con il cuore gonfio di tristezza. Prima di partire però furono scherniti da Vitige e gli risposero per le rime. Vitige allora li inseguì, li raggiunse e ne uccise uno. Gli altri due riuscirono a scappare e informarono dell’accaduto Laurino. In quel momento anche per il regno delle rose il periodo di pace fu da considerarsi finito.

Laurino rapì Similda e la tenne prigioniera per sette anni nelle sue montagne. Quando finalmente il fratello della principessa scoprì dove si trovava la sorella e decise di andare a liberarla, Ildebrando gli raccomandò di stare molto attento ai poteri di Laurino. In suo aiuto allora chiamò Teodorico da Berna, mentre il maligno Vitige si aggregò a loro perché conosceva bene i luoghi. Quando i cavalieri raggiunsero il Catinaccio, le cui rose brillavano e odoravano in maniera celestiale, Teodorico non vide alcun soldato ma solamente il filo di seta, che non volle distruggere. Allora propose ai compagni d’arme di inviare un messo per trattare con Re Laurino. La proposta di pace fece infuriare Vitige, che in un baleno strappò il filo e calpestò tutte le rose. In quell’istante apparve Re Laurino, un omino con una corona sul capo. Nel vederlo i guerrieri scoppiarono a ridere, ma il re si scagliò con la sua lancia contro Vitige ingaggiando un duello. Ben presto Vitige si trovò a mal partito e dovette chiamare in soccorso Teodorico, al quale Ildebrando urlò: “Laurino ha una cintura magica che gli conferisce la forza di dodici uomini. Se riuscirai a strappargliela, la vittoria sarà tua”. E così fu. Dopo averlo sconfitto, il fratello di Similda chiese a Laurino dove si trovasse la principessa. In quel mentre Similda uscì dalle rocce. Ringraziò il fratello per averla liberata e aggiunse subito che Laurino era un uomo nobile, che in tutto quel tempo l’aveva sempre trattata come una regina. Teodorico propose quindi a Laurino di fare la pace e tutti furono d’accordo, tranne il malvagio Vitige.

Laurino allora mostrò ai suoi nuovi amici i propri tesori e li ospitò offrendo loro da mangiare e da bere, finché venne sera e tutti si ritirarono in silenzio. Durante la notte però Laurino fu svegliato da un minatore, il quale aveva scoperto che Vitige stava per attaccare la montagna con un esercito armato. I nani si radunarono e ricacciarono Vitige e i suoi uomini giù per la montagna. Sentendo il rumore della battaglia, Ildebrando pensò che i nani li avessero traditi; svegliò i suoi fedeli e fece presidiare le porte del regno. A questo punto fu Laurino a credere che Vitige e Ildebrando avessero concordato di attaccare il popolo dei nani durante il sonno. Su ordine di Laurino allora i nani indossarono i mantelli che rendevano invisibili, e così poterono sconfiggere i nemici e farli prigionieri.

Teodorico sputava talmente fuoco dalla rabbia che riuscì a sciogliere le catene, liberando il suo esercito. Similda poi gli diede un anello magico che toglieva ogni potere ai mantelli invisibili, cosicché Teodorico e i suoi uomini sconfissero i nani. Laurino fu imprigionato e fatto sorvegliare da Vitige, che ne approfittò per maltrattarlo in continuazione. Dopo parecchi anni trascorsi in carcere, Laurino riuscì a fuggire ed a fare ritorno nel suo regno. Quando però rivide il suo roseto, fu preso dalla collera ed esclamò: “Sono state proprio queste rose a tradirmi; se i guerrieri non avessero visto le rose, non sarebbero mai riusciti a trovare il mio regno”. Dopodichè Laurino lanciò un sortilegio contro il suo giardino: trasformò le rose in pietra e fece sì che non potessero essere più viste da occhio umano, né di giorno né di notte. Nel formulare l’incantesimo però dimenticò di nominare il crepuscolo, ed ecco perché ancora oggi al tramonto è possibile ammirare il Catinaccio che si tinge di rosa. In ladino questo fenomeno della natura viene chiamato Enrosadira.